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Sagra della Cipolla 2017         29-30 aprile  1° maggio  6-7 maggio 2017

Il Borgo e le sue leggende

Il castello di Treschietto situato a 455 metri di altitudine ed oggi ridotto a rudere è stato un'importante roccaforte a strapiombo su una vallata circondato dai torrenti Acquetta, Bagnone e Tanagorda. La sua importanza era legata alla sua posizione strategica come punto obbligato di passaggio tra i corsi d’acqua e le valli circostanti attraversabile esclusivamente da via mulattiere tramite due ponticelli con arco a tutto sesto in pietra arenaria. Il castello fu edificato da Giovanni Malaspina detto il Berretta che lo utilizzò come sua residenza.

Il territorio si componeva del capoluogo e delle ville di Agnola, Corlaga, Finale, Iera, Leorgio (Leugio), Palestro, Stazzone e Vico ma in seguito a divisioni ereditarie Corlaga, Iera e Vico divennero feudo autonomo. Nel 1698 il feudo fu venduto dal marchese Ferdinando Malaspina al granduca Cosimo III, per poi essere ceduto in seguito al principe Corsini di Firenze. Nel 1800 fu occupato dai Francesi e nel 1814 unito agli Stati Estensi della Lunigiana. Dal 1805 al 1849 fu sede di Comune finendo poi aggregato al Comune di Bagnone.
In un primo tempo la chiesa adiacente al castello era piuttosto considerata una cappella feudale dedicata a Sant'Antonio da Padova e non risulta tra quelle che a quei tempi corrispondevano le decime alla Diocesi di Luni. La prima notizia storica che menziona Treschietto come chiesa soggetta a Luni è datata 7 maggio 1568, giorno della visita pastorale del cardinale Lomellini, si presume sia coincisa la consacrazione della nuova chiesa parrocchiale, dedicata a San Giovanni Battista. Nella descrizione del cardinale è pure menzionato anche l’oratorio dei Santi Rocco e Caterina, di cui non rimane nulla ad eccezione di alcuni quadri che sono conservati nella chiesa parrocchiale recentemente restaurata e ricca di quadri e statue di importanza storica ed artistica.
Fino al 1950, anno di apertura della odierna strada carrozzabile, il borgo è stato praticamente inaccessibile.

I ruderi del castello sono costituiti da ciò che resta della cinta muraria di forma quadrilatera e dalla slanciata torre circolare ridotta ad un rudere da un fulmine ma un tempo coronata da merlatura e apparato difensivo a sporgere retto da beccatelli, dei quali restano alcune tracce. Gli edifici interni sono stati ricoperti dai crolli delle strutture difensive e ne restano poche tracce, così come della cappella castrense della quale è identificabile ormai solo l'abside. Una sacralità antica risiede nella '”Venere di Pietra” di Treschietto una statua-stele femminile , trovata nel 1969 non lontano dai ruderi del castello, che porta frontalmente un monile a goliera formato da anelli a bande parallele sullo stile degli amuleti metallici in uso nella prima fase dell'età del Bronzo.

Come per tutti i castelli anche in questo non mancano le leggende tramandate di generazione in generazione tra cui quella del marchese Giovan Gasparo Malaspina che dal 1616 vessò i suoi sudditi con ogni sorta di male azioni e si coprì di turpitudini sino al 1678, quando all’età di 62 anni, con grande sollievo del popolo, morì, non certo in odore di santità; veniva infatti chiamato dalla gente il mostro. Giochi perversi e giovani vergini era il binomio lussurioso preferito da Giovan Gasparo Malaspina, signore di Treschietto e dai suoi compari. Le vittime erano obbligate da questi signorotti a crudeli orge che spesso terminavano con sacrifici umani. Il Giovan Gasparo godeva nel costringere le fanciulle del suo borgo ai festini dove le giovani perdevano la verginità. Un’altra leggenda tramandata narra che nei sotterranei del Castello vi sia stato nascosto un vitellino d’oro; in molti vi hanno nei secoli creduto al punto arrivare a distruggerne le parti migliori, ma come accade in tutte le leggende, il tesoro non è mai stato trovato.